VI Puntata

Nella puntata V avevamo già osservato empiricamente una certa correlazione fra il diffondersi dell’ondata populista e l’abbassamento del tasso culturale della popolazione italiana e il crescente livello di analfabetismo funzionale (ricordate i sei italiani su dieci che leggono meno di un libro all’anno?)

L’italia è anche quel paese che ha votato in massa per partiti dalle spiccate caratteristiche populiste già negli anni ’90 (Forza Italia, Italia dei Valori) poi negli ultimi anni (Lga, Movimento 5 stelle, ma anche il PD del twittatore Renzi)

C’è allora una correlazione? E’ evidente a chiunque, visto che i populismi di casa nostra notoriamente usano la paura e la pancia per convincere i loro elettori di verità e realtà che invece non esistono.

Nel mondo della post-verità inaugurato dalla diffusione smisurata dei social, una sola cosa può difendere l’elettore da questi continui attacchi: la sua capacità critica e la sua capacità di reperire fonti e discernerle con cultura. In una parola, la sua educazione culturale e scolastica.

Ebbene, l’emergenza COVID ha messo in evidenza proprio come l’Italia sia uno dei paesi occidentali in cui la scuola negli ultimi venti trent’anni è stata più che mai trascurata dalle politiche di governo: abbiamo oggi un problema a fare didattica a settembre perché gli edifici sono fatiscenti e impossibilitati ad ospitare larghi spazi (4 mq o almeno 2 mq è essere lo spazio che ogni alunno dovrebbe avere col suo banco, indipendentemente dai periodi di virus o meno) e perché gli organici dei docenti sono stati sistematicamente tagliati o non aumentati in poi (La dotazione MIUR degli organici di quest’anno agli uffici provinciali è uguale mediamente a quella dell’anno scorso: e sarebbe già da festeggiare che non è stata ridotta) e quindi non si possono smezzare le classi o fare doppi turni.

Inoltre, dal 2010 a oggi, mentre si tagliavano gli organici e si lasciavano decadere gli edifici, è avvenuta una molto più subdola e pericolosa demolizione della scuola: in dieci anni sono aumentati a dismisura gli obblighi burocratici, ovvero la produzione di documenti che oltre a essere una molestia è anche un’arma in mano per avvocati e genitori

PAI, PDP, PFI, PIA, Patto di corresponsabilità, sono solo alcuni dei documenti che in questi anni è divenuto obbligatorio redigere. Oltre a verbali e comunicazioni scritte alle famiglie che si fanno sempre più complesse e intricate per assolvere a obblighi di legge.

Perché questo? Semplice: perché non ci si fida della scuola autonoma. Non ci si fida degli insegnanti e dei presidi e quindi si costringe a scrivere per provare e documentare. E gli avvocati ci sguazzano.

“Fammi vedere cosa hai prodotto, cosa hai scritto”: una volta, questo lo dicevano i docenti agli alunni. Adesso lo dicono gli avvocati i medici gli assistenti sociali e i genitori ai docenti e alla scuola tutta.

Ai docenti è tolta sempre più discrezionalità, autonomia di valutazione, e dunque rispettabilità. Siamo arrivati alla contraddizione assoluta dell’emergenza di questi mesi in cui da un lato veniva chiesto ai docenti di attivarsi con tutti i mezzi disponibili per la didattica a distanza e dall’altro gli si metteva lacci nella loro attività fondamentale di valutazione del merito degli alunni.

Siamo alla fine di un cammino almeno ventennale di demolizione della scuola italiana: chi è che ancora non riesce a vedere la correlazione con l’aumento dell’analfabetismo funzionale e degli italiani che smettono di leggere libri?

Una scuola seria a settembre  non può ripartire se non si mette mano seriamente a questo impianto devastante di sottrazione dell’autonomia e della professionalità degli insegnanti. 

Un paese non può raccontarsi di affidare alla scuola il futuro dei propri figli se non si fida delle capacità professionali di chi lavora nella scuola e dedica alla scuola ogni energia e ogni minuto del suo tempo, anche di quello libero, come è successo esemplarmente in questo anno di emergenza e di didattica a distanza che ha spaventosamente dilatato il “tempo scuola” per alunni, docenti, e presidi.

Se i burocrati, gli avvocati e i genitori non fanno un passo indietro, la scuola italiana morirà sotto i colpi che le infliggono le emergenze quotidiane e incancrenite da vent’anni a questa parte, che niente hanno a che fare col COVID.

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