II Puntata

Un nuovo azionismo antagonista di sinistra deve scavalcare il riformismo anni ’90, che ha sposato un compromesso mortale col capitalismo (se ne vedono le conseguenze oggi che il COVID ci mostra l’ambiente come dovrebbe essere, in un momento di pausa in cui il pianeta respira): non deve rinunciare a essere anti-sistema, e a incarnare un’idea di lotta, in direzione del cambiamento. La sinistra del nuovo millennio deve recuperare una identità attraverso l’antagonismo con “il nemico”, ovvero la destra, ma deve farlo accettando e non ripudiando, come nei vecchi marxismi, l’arena democratica. 

Questo antagonismo non va incanalato nella dicotomia (pensata da Chantal Mouffé) popolo/oligarchia, vuota, vacua, insignificante e al limite pericolosa perché rischia di cristallizzare nelle attuali oligarchie il concetto di oligarchia, che invece è perenne, nel senso che (come dimostra la Storia) chiunque può diventare oligarchia, anche i Gracchi, o il partito comunista sovietico, o il castrismo. Va incanalato invece nella dicotomia inclusione-esclusione, e dunque la futura nuova sinistra deve riportare nei militanti passione energia e lotta in direzione di un cambiamento che preveda il sempre costante allargamento e inclusione di nuove sfere di cittadini, nuove sfere di diritti, nuove sfere di esigenze, nuove sfere di popoli e individui. Questo può essere fatto attraverso la scoperta e giusta valorizzazione dei nuovi soggetti della politica “vera” del terzo millennio, per esempio le associazioni, il mondo del terzo settore e del volontariato. 

L’associazionismo è già quella cittadinanza attiva di cui parla Mouffé, l’associazionismo contiene già passione politica, identità forte, e rabbia verso il sistema. L’associazionismo contiene già anche quell’idea di democrazia intesa come continua formazione e educazione del cittadino alla politicizzazione di interessi più ampi della ristretta sfera personale.

La sinistra del terzo millennio deve lottare per l’inclusione: inclusione vuol dire allargamento della sfera della rappresentanza a nuovi soggetti, oggi rappresentati nei loro interessi dalle associazioni, vuol dire mediazione culturale esercitata appunto dalle associazioni nel rendere ogni cittadino sempre più consapevole di diritti ma anche di doveri, dunque appunto quella cittadinanza attiva che proprio perché attiva e militante riprende passione e identitarismo, e allarga la base di partecipazione. Solo così la sinistra recupererà non solo i voti ma la sua vera identità, e soprattutto quel ruolo di egemonia culturale di cui Gramsci parlava, e che la stessa Mouffé cita, e che in questi tempi attuali oscuri è stato sottratto alla sinistra dai populismi beceri che effettivamente però riescono a parlare al cittadino e a fare “egemonia” molto meglio dei vecchi e stanchi partiti di sinistra che non sanno più che strada scegliere, perché ancora legati alle lobby imperanti di potere.

E questo si deve tradurre in proposte concrete anti-sistema, principalmente sul piano economico, e quindi contro il capitalismo finanziario delle banche, giustamente primo e principale nemico identificato dalla Mouffé.

Se questo è il compito delle forze che vogliono contrastare il sovranismo populista, non bisogna commettere gli errori, purtroppo attuali, di inseguire i populismi sulla loro strada, ovvero parlare alla pancia ai cittadini individuando i classici capri espiatori (che sono per i populisti di oggi sia le banche che gli immigrati, fondendo curiosamente le tradizioni delle classiche destre e sinistre), e inseguire il consenso facile e istintivo sui social piuttosto che assumere il ruolo di fare da mediatore culturale (come invece la sinistra classica marxista aveva intuito con Gramsci di dover fare). 

Bisogna riprendere invece l’abitudine utile di parlare ai cittadini in maniera semplice con concetti chiari, come faceva la sinistra socialista a fine ‘800 quando andava nelle fabbriche e nelle campagne a parlare di marxismo agli operari e ai contadini (vi ricordate il breviario de “Il Capitale” di Carlo Cafiero?)

Ma per far questo bisogna aver chiaro la dicotomia fondamentale e l’opposizione noi contro loro: questa infatti ha sempre funzionato come veicolo per i concetti pur complessi che la sinistra marxista è riuscita sempre a infondere nella sua propaganda. In sostanza, la nuova sinistra ha da recuperare dalla vecchia sinistra soltanto una cosa, centrale: lo spirito anti-sistema, il senso del conflitto di una parte contro un’altra, il noi contro loro appunto. Questo conflitto va però rinnovato, sia nel senso di accettare che si svolga nell’arena della democrazia e non fuori di essa (questo è stato il più grande errore dei marxismi), sia nel senso di intendere il conflitto come il conflitto fra le forze che vogliono l’inclusione del nuovo e le forze che vogliono mantenere il predominio del vecchio, del potere classico, dello status quo.

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